Pochi ingredienti, una storia millenaria e una cremosità che non si dimentica. Il Biancomangiare è uno dei dolci più antichi della tradizione siciliana, e uno dei meno conosciuti fuori dall’isola.
Ci sono dolci che esistono da così tanto tempo da aver attraversato civiltà intere. Il Biancomangiare è uno di questi. Bianco nel colore, antico nell’anima, siciliano nell’essenza, anche se la sua storia comincia molto lontano dalla nostra isola.
La prima volta che l’ho mangiato avevo forse otto anni, a casa di mia nonna, in una domenica di luglio. Lo ricordo servito in coppette di vetro, con una spolverata di cannella sopra e qualche scorza di limone a lato. Aveva quella consistenza tremolante, quasi viva, che solo i dolci al latte sanno avere. Non era gelato, non era budino, era qualcosa di suo, di antico, di profondamente siciliano.
Una storia che viene da lontano
Il nome Biancomangiare, o blancmange in francese, blanc manger in provenzale, tradisce subito le sue origini medievali. Era un piatto nobile, servito nelle corti europee del Medioevo, preparato con carne di pollo tritata finissima, latte di mandorle, zucchero e spezie orientali. Sì, avete letto bene: carne di pollo. La versione originale era un piatto salato-dolce, tipico della cucina cortese medievale in cui i sapori si mescolavano senza le distinzioni che oggi diamo per scontate.
In Sicilia, grazie alla dominazione araba prima e normanna poi, il piatto si è trasformato radicalmente. Gli arabi portarono il latte di mandorle, l’amido di riso, la cannella e lo zucchero di canna. I siciliani eliminarono la carne e crearono una versione interamente dolce, bianchissima, profumata. Una metamorfosi culinaria che racconta secoli di incontri tra culture diverse sul suolo della nostra isola.
Oggi il Biancomangiare siciliano è un dolce al cucchiaio a base di latte di mandorle o latte intero, amido, zucchero e aromi. Semplice nella lista degli ingredienti, complesso nel risultato. Come spesso accade con la cucina siciliana più autentica.
Gli ingredienti (per 6 persone)
Per il Biancomangiare tradizionale vi servono: 1 litro di latte intero fresco (o latte di mandorle per la versione più antica), 100 g di amido di mais o amido di riso, 150 g di zucchero semolato, la scorza di un limone non trattato, una stecca di cannella, un pizzico di sale. Per guarnire: cannella in polvere, pistacchi di Bronte tritati (facoltativi ma consigliati), scorzette di arancia candita.
La ricetta passo per passo
- Versate il latte in un pentolino capiente a fuoco medio-basso. Aggiungete la stecca di cannella e la scorza di limone intera (non grattugiata, dovrà essere rimossa). Scaldate senza portare a bollore, lasciando che gli aromi si infondano nel latte per almeno 10 minuti.
- In una ciotola separata, sciogliete l’amido nello zucchero con qualche cucchiaio di latte freddo, mescolando bene fino a ottenere un composto senza grumi. Questo passaggio è fondamentale: l’amido non deve mai essere aggiunto direttamente al latte caldo.
- Rimuovete cannella e scorza di limone dal latte caldo. Versate il composto di amido nel pentolino a filo, mescolando continuamente con una frusta o un cucchiaio di legno. Alzate leggermente la fiamma.
- Continuate a mescolare senza fermarvi finché il composto si addensa, ci vorranno circa 8-10 minuti. Il Biancomangiare è pronto quando vela il cucchiaio e inizia a staccarsi dai bordi del pentolino. Non abbiate fretta: la cremosità si conquista con la pazienza.
- Versate il composto nelle coppette o negli stampini individuali, precedentemente sciacquati con acqua fredda (aiuterà a sformare). Lasciate raffreddare a temperatura ambiente per 30 minuti, poi trasferite in frigorifero per almeno 3 ore, meglio tutta la notte.
- Al momento di servire, sformate delicatamente, o servite direttamente nella coppetta. Spolverate con cannella in polvere, aggiungete qualche granella di pistacchio di Bronte e, se volete, una scorzetta di arancia candita. Il contrasto tra il bianco del dolce e il verde del pistacchio è già, di per sé, un piccolo spettacolo.
Qualche variante e consiglio
La versione con latte di mandorle è quella più vicina alla ricetta originale arabo-normanna e ha un sapore più complesso e profumato. Se volete provarla, cercate latte di mandorle non zuccherato di qualità, meglio ancora se lo preparate voi stessi con le mandorle di Avola.
C’è chi aggiunge qualche goccia di acqua di fiori d’arancio nell’impasto, un tocco arabo che profuma il dolce in modo straordinario. C’è chi usa latte di cocco per una versione più esotica. E c’è chi, nella variante trapanese, aggiunge una manciata di pistacchi direttamente nell’impasto.
Il Biancomangiare si conserva in frigorifero per due o tre giorni, coperto con pellicola trasparente. Ma difficilmente sopravviverà così a lungo.
Perché vale la pena riscoprirlo
In un’epoca in cui i dolci siciliani più famosi, cannolo, cassata, granita, hanno conquistato il mondo, il Biancomangiare è rimasto nell’ombra. Forse perché è troppo semplice per stupire a prima vista. Forse perché non si presta alla spettacolarizzazione dei social.
Scritto da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi
