A diciassette chilometri da Palermo, stretta tra il mare e il Monte Catalfano, Santa Flavia è uno di quei posti che vivono di strati: lo strato della tonnara normanna che ha fatto nascere Porticello, quello delle ville aristocratiche settecentesche che hanno trasformato la piana in un salotto della nobiltà palermitana, quello della città fenicia e poi ellenistica che guarda il Tirreno dall’alto da tremila anni. E sopra tutti questi strati, quello del pesce fresco mangiato sul lungomare mentre il sole tramonta sul golfo.
Il comune diSanta Flavianasce ufficialmente nel 1826 per volere di Francesco I di Borbone, che unifica sotto un’unica amministrazione il borgo diSolantoe le frazioni diPorticelloeSant’Elia. Si chiamò inizialmente Solanto, poi assunse il nome attuale nel 1880, probabilmente in onore di Santa Flavia Domitilla, martire romana del I secolo. Ma la storia del territorio è molto più antica del decreto borbonico.Solunto, la città che dà il nome alla zona, è citata da Tucidide nel V secolo avanti Cristo come uno dei tre principali insediamenti fenici della Sicilia, insieme aMoziae a Panormo. E sulle pendici del Monte Catalfano, a due chilometri dall’attuale centro, quella città esiste ancora: con le sue strade lastricate, le sue case a peristilio, il suo teatro, la sua agorà.
La storia medievale del territorio è legata allatonnara di Solanto, una delle più antiche della Sicilia, che risale probabilmente all’epoca fenicia e che i Normanni inglobarono nell’XI secolo nel castello che Ruggero II fece costruire sul promontorio di Solanto, a difesa di quella risorsa preziosa che era la caccia al tonno. Intorno alla tonnara e al castello nacque il primo nucleo del borgo marinaro di Porticello. Le famiglie che arrivavano a marzo per l’apertura della tonnara e rientravano a settembre finirono per fermarsi tutto l’anno, costruirono le loro case, fondarono una comunità. Un processo lento e irresistibile, come tutto quello che il mare costruisce attorno a sé. Il territorio passò nei secoli sotto il controllo di importanti famiglie nobiliari siciliane: i Cabrera, gli Spadafora, gli Alliata, i Mantegna, e infine i Filangeri, che ne sono diventati i simboli più duraturi.

Porticello: la flotta, la Madonna del Lume e il profumo di bottarga
Porticelloè la frazione più viva di Santa Flavia. Uno dei porti pescherecchi più importanti della Sicilia, con circa quattrocento natanti iscritti al registro: pescherecci a strascico, lampare, imbarcazioni per la pesca artigianale che escono di notte e tornano all’alba con le stive cariche di pesce azzurro, cernie, gamberi, seppie, polpi. Il mercato ittico sul Piano Stenditore, il piazzale sul porto dove un tempo si stendeva il pesce al sole, è uno dei mercati più ricchi della provincia di Palermo, con le aste nelle prime ore del mattino e le cassette che cambiano mano velocemente tra grossisti, ristoratori e privati.
Sul lungomare le trattorie e le friggitorie si susseguono con i tavoli all’aperto affacciati sulla baia: pesce fresco in tutte le declinazioni, dalla brace alla padella, ma anche le panelle, le verdure in pastella e la bottarga da portare a casa. Luigi Pirandello frequentò questa zona nei suoi soggiorni palermitani e ne trasse immagini vivide. Roberto Benigni scelse Villa Spedalotto, a Santa Flavia, come set di Johnny Stecchino. E la soap opera Agrodolce ha trasformato il borgo nell’immaginaria Lumera, portando i suoi scorci nelle case di tutta Italia.
LaChiesa di Maria Santissima del Lume, nel cuore di Porticello, custodisce uno dei quadri devozionali più venerati del palermitano: la Madonna del Lume, dipinta su ardesia dal missionario gesuita padre Giovanni Antonio Genovesi di Palazzo Adriano intorno al 1722. La costruzione della chiesa fu avviata nei primi anni dell’Ottocento dai pescatori del borgo, interrotta per mancanza di fondi e ripresa nel 1805 grazie alla donazione della principessa Antonia Joppolo Filangeri di Santa Flavia e della Regina Carolina di Napoli. La prima domenica di ottobre la statua della Madonna viene solennemente calata dalla sua sede, posta in processione su una barca addobbata a festa e portata tra i pescherecci nel porto, mentre i fedeli seguono dalla riva e dal molo. È una di quelle cerimonie che fanno capire davvero in cosa consiste la religiosità dei borghi di mare.
Il borgo di Sant’Elia, a ovest verso Capo Zafferano, ha un carattere ancora più raccolto: le case dei pescatori costruite direttamente sul mare, quasi a sfidarlo, il porticciolo con le barche tirate in secca, le insenature scavate tra gli scogli. Anche qui l’origine è la tonnara di Solanto. Anche qui la vita ruota ancora intorno alla pesca, anche se il turismo estivo ha portato bar, lidi e un flusso di visitatori che tra giugno e settembre cambia il ritmo lento del borgo.
Villa Filangeri, il Liberty di Basile e la nascita del Gruppo 63
Il Seicento e il Settecento trasformarono la piana di Santa Flavia in una delle destinazioni di villeggiatura preferite dalla nobiltà palermitana. Le ville che sorsero in quel periodo sono ancora lì, alcune restaurate, molte in quella bellezza stanca tipica dell’aristocrazia siciliana decaduta. Villa Filangeri è la più importante: costruita intorno al 1600 dalla nobile famiglia che ha dato il nome alla località, la villa fu ristrutturata acquisendo le caratteristiche del tardo barocco siciliano, con la facciata a doppia rampa di scale, il parco con le essenze mediterranee e gli affreschi liberty degli interni. Oggi è sede del Municipio. Accanto sorge la Basilica Soluntina di Sant’Anna, del XVII secolo, dove il 26 luglio i balconi del borgo si addobbano di drappi per la festa della patrona.
L’architetto Ernesto Basile, protagonista del Liberty palermitano, costruì qui il suo villino di villeggiatura all’inizio del Novecento. Villa Valdina, edificata nel Settecento attorno a una torre cinquecentesca, custodisce opere del pittore Pietro Novelli. E in questo clima di ville colte e di villeggiatura intellettuale, nel 1963, proprio nei pressi dell’area archeologica di Solunto, dopo una conferenza sulla città antica, nacque il Gruppo 63: il movimento letterario che riuniva Umberto Eco, Nanni Balestrini, Achille Bonito Oliva, Elio Pagliarani, Furio Colombo ed Edoardo Sanguineti. Un sito di pietra millenaria come campo gravitazionale per la più radicale avanguardia letteraria italiana del dopoguerra: c’è qualcosa di tipicamente siciliano in questo accostamento tra antico e contemporaneo.
Solunto: la ‘Pompei palermitana’ sul Monte Catalfano
A due chilometri dal centro di Santa Flavia, sul versante meridionale del Monte Catalfano, si estende quello che l’archeologo Antonino Salinas definì nel XIX secolo la Pompei palermitana: l’area archeologica di Solunto, una delle città ellenistiche meglio conservate della Sicilia. Il primo insediamento fenicio, databile tra l’VIII e il VII secolo avanti Cristo, sorgeva nella piana di San Cristoforo vicino al mare. Fu distrutto nel 397 avanti Cristo da Dionisio I di Siracusa durante la guerra contro i Cartaginesi. I sopravvissuti ricostruirono la città sulle pendici del Monte Catalfano, dove la posizione più alta garantiva una migliore difesa. Quella seconda città è quella che si visita oggi.
La città ellenistica è organizzata secondo uno schema ippodameo: grandi isolati rettangolari definiti dall’incrocio di strade ortogonali, una griglia razionale che riflette la cultura greca dei progettisti, pur con quella persistenza fenicio-punica che si legge negli edifici sacri. L’agorà è delimitata da una stoà monumentale e affiancata dalle terme con pavimenti a mosaico e dal teatro ellenistico, capace di 1200 spettatori, decorato con cariatidi. Dal teatro e dall’agorà, la vista sul mare è quella che avevano i cittadini di Solunto duemila anni fa: la baia di Capo Zafferano, Sant’Elia, il Tirreno che punta verso le Eolie.
Le domus più lussuose avevano il peristilio colonnato a due ordini, dorico e ionico, i pavimenti a mosaico, le decorazioni pittoriche alle pareti. I santuari fenici con i betili, le pietre sacre, e l’altare sacrificale con la vasca per il sangue degli animali raccontano il sincretismo religioso di questa città di frontiera tra il mondo punico e quello greco. Nel 254 avanti Cristo Solunto si arrese a Roma senza combattere; Cicerone la cita nelle Verrine. Poi il declino: nel I secolo dopo Cristo è già in contrazione, nel III abbandonata. Gli scavi, avviati nel 1825, hanno restituito la statua di Zeus in trono oggi al Museo Salinas di Palermo. Il corpo era in calcarenite locale e la testa in marmo bianco: un dettaglio che dice tutto dell’ingegno e dei limiti dei materiali disponibili su quest’isola. L’Antiquarium, aperto nel 2003 all’ingresso degli scavi, raccoglie ceramiche, capitelli, monete, stele fenicie e reperti subacquei recuperati nei fondali di Porticello.
Il mare, Capo Zafferano e i dintorni
La costa diSanta Flaviaoffre una varietà di ambienti balneari concentrata in pochissimo spazio: la spiaggia dell’Olivella con i fondali di posidonia, la Baia dei Corsari più selvaggia, Fondachello a est di Porticello, la baietta di Solanto riparata dal promontorio. E Capo Zafferano, il promontorio con il faro ottocentesco, la macchia mediterranea di palme nane e gariga, la rete di sentieri panoramici con vista alternata sul Golfo di Palermo e sulla baia di Capo Zafferano. Lo scoglio della Formica davanti alla costa è il punto di riferimento dei sub: fondali ricchi, visibilità eccellente, posidonia in ottimo stato.
A pochi minuti di auto si trovanoBagheria, la città delle ville barocche con Villa Palagonia e i suoi mostri, Villa Valguarnera e Villa Cattolica con il museo dedicato a Renato Guttuso. Allungando verso est, l’area archeologica di Himera, dove nel 480 avanti Cristo i Greci di Sicilia sconfissero i Cartaginesi in una battaglia che cambiò il Mediterraneo. E verso ovest,Palermocon il suo centro storico arabo-normanno: tutto questo in meno di venti minuti.
COME ARRIVARE E COSA SAPERE
Come arrivare in auto: da Palermo, SS 113 verso est per circa 17 km. In treno: stazione Santa Flavia-Solunto-Porticello sulla linea Palermo-Messina, comoda e frequente.
Area Archeologica di Solunto: lun-sab 9:00-18:30 (estate) / 9:00-17:30 (inverno). Dom e festivi 9:00-14:00. Biglietto: 5 euro intero, 2,50 ridotto. Prima domenica del mese ingresso gratuito.
Il mercato ittico di Porticello sul Piano Stenditore si svolge la mattina presto: arrivare entro le 8.
Processione a mare della Madonna del Lume: prima domenica di ottobre.
Festa di Sant’Anna patrona: 26 luglio, balconi addobbati e processione.
Thunnus Fest (celebrazione del tonno rosso): ogni giugno a Porticello.
Periodo migliore: maggio-giugno e settembre per il mare e l’archeologia senza la calca estiva di luglio-agosto.
Scritto da Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.
